La Scuola che Respira..

SCUOLA, OLTRE IL 33% DELLE ASSENZE PER MALATTIE RESPIRATORIE POTREBBE ESSERE RIDOTTO CON UNA CORRETTA GESTIONE DEGLI AMBIENTI INDOOR. ECCO I 5 CONSIGLI DEGLI ESPERTI REAIR PER STARE BENE IN CLASSE

Il benessere mentale e fisico a scuola passa anche dalle condizioni degli ambienti in cui gli studenti trascorrono gran parte della loro giornata, inclusa la qualità dell’aria indoor. Una questione rilevante a livello globale, evidenziata da studi internazionali per cui oltre l’80% delle aule a ventilazione naturale supera i 1.000 ppm di CO₂, soglia di riferimento per valutare l’adeguatezza della ventilazione. In Italia, il progetto “La Scuola che Respira” riporta l’attenzione sul tema, mirando a migliorare la qualità dell’aria indoor a partire dalle circa 8.000 scuole lombarde per poi estendersi a livello nazionale. «Aprire le finestre per “cambiare aria” non basta più: le tecnologie fotocatalitiche possono integrare efficacemente i sistemi di ventilazione tradizionali, contribuendo al benessere di studenti e personale scolastico, soprattutto ora che la stagione influenzale è alle porte», commenta il professor Angelo Del Favero, coordinatore del comitato scientifico di REair e già direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità.

Cosa significa, oggi, stare bene a scuola? Le recenti proteste studentesche in Francia, raccontate dalla stampa di tutto il mondo, hanno portato l’attenzione anche sulle condizioni degli edifici scolastici e sull’importanza di garantire ambienti adeguati all’apprendimento. Secondo il rapporto Education at a Glance 2025 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), nei Paesi membri si trascorrono in media 7.642 ore a scuola negli anni di istruzione primaria e secondaria inferiore. Proprio in considerazione del tempo trascorso nelle scuole, monitorare le infrastrutture diviene indispensabile, specialmente per tutelare il benessere mentale e fisico di chi le frequenta. A confermare quanto la qualità degli ambienti scolastici possa incidere sulla salute degli studenti è uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology. La ricerca ha analizzato le assenze di 45.428 studenti statunitensi nell’arco di sette anni scolastici, dal 2016 al 2023, in 45 scuole interessate da interventi di riqualificazione. Secondo le stime, il miglioramento complessivo degli edifici e il rispetto delle raccomandazioni sulla ventilazione degli ambienti interni potrebbero contribuire a ridurre di oltre un terzo le assenze dovute a malattie respiratorie. Ma c’è di più: una revisione sistematica pubblicata nel 2024 sulla rivista Buildings, basata su 125 studi internazionali, ha rilevato una concentrazione mediana di anidride carbonica (CO₂) pari a 1.487 ppm in 2.444 aule scolastiche con ventilazione naturale. Nell’81% delle aule analizzate, i livelli superavano i 1.000 ppm, soglia utilizzata come riferimento per valutare l’adeguatezza della ventilazione pur non rappresentando un limite di accettabilità della qualità dell’aria all’interno delle aule. La stessa revisione ha evidenziato anche correlazioni tra le concentrazioni di CO₂ e di altri inquinanti indoor, tra i quali il particolato PM, i composti organici volatili ed i contaminanti biologici come batteri muffe e funghi. Un problema centrale anche in Italia dove, il 14 maggio 2026, è entrata in vigore la norma UNI 12016:2026 che definisce i requisiti degli impianti di ventilazione meccanica nelle scuole con particolare riferimento alla qualità dell’aria indoor e all’efficientamento energetico.

Entrando più nel dettaglio, la ventilazione meccanica è fondamentale per garantire una buona qualità dell’aria nelle scuole, ma è altrettanto importante intervenire sugli inquinanti presenti negli ambienti e sulle superfici di uso quotidiano. «Stare bene a scuola significa anche prestare attenzione a ciò che non si vede, ma accompagna ogni momento della giornata ovvero l’aria che respiriamo, soprattutto con l’avvicinarsi della stagione influenzale», spiega il professor Angelo Del Favero, coordinatore del comitato scientifico di REair e già direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità. «Il ricambio d’aria attraverso l’apertura delle finestre è fondamentale, ma da solo non è più sufficiente: ai sistemi di ventilazione meccanica che sono proposti per l’installazione nelle aule occorre affiancare soluzioni capaci di agire anche sulle fonti di contaminazione. Ad esempio, le tecnologie fotocatalitiche, applicate correttamente in aule, corridoi, mense, sale riunioni, uffici, palestre e servizi igienici, possono contribuire a ridurre fino all’80% i principali inquinanti presenti sulle superfici. In questo modo, le superfici diventano parte attiva nel processo di riduzione degli inquinanti, contribuendo a migliorare la qualità dell’aria indoor e a rendere gli ambienti più salubri per bambini, ragazzi e personale scolastico», conclude Del Favero.

È in questo contesto che nasce “La Scuola che Respira”, il progetto promosso da REair, azienda italiana cleantech, parte di Gewiss Group, specializzata in tecnologie fotocatalitiche per migliorare la qualità dell’aria indoor e outdoor. «Siamo partiti dalla Lombardia, puntando a raggiungere le 7.687 sedi scolastiche statali e paritarie che, secondo i più recenti dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, accolgono oltre 1,3 milioni di alunni, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, con l’obiettivo di applicare il modello su scala nazionale», spiega Raffaella Moro, Presidente & Founder di REair. «I benefici potenziali riguardano la salubrità degli ambienti e la riduzione dei costi di manutenzione, ma non si limitano al contesto scolastico. Migliorare la qualità degli ambienti significa anche contribuire a contenere le ricadute delle malattie respiratorie sulla vita quotidiana: alle assenze degli studenti, ma anche del personale docente, si aggiungono, infatti, le giornate di lavoro perse dai genitori per assistere i figli malati, con conseguenze che coinvolgono le famiglie e, più in generale, la collettività», conclude Moro.

A oggi, gli interventi realizzati hanno interessato complessivamente circa 44mila metri quadri di superfici di pareti di aule scolastiche. Secondo le stime teoriche basate sull’applicazione del prodotto REair Original Plus, il trattamento di queste superfici corrisponderebbe a una riduzione di 6.550 kg di ossidi di azoto (NOx) all’anno. In termini di emissioni, il risultato sarebbe equivalente a quelle prodotte annualmente da circa 9.097 auto a benzina Euro 6. Anche il confronto con il verde urbano offre un’indicazione dell’impatto potenziale: sulle superfici outdoor, l’effetto del rivestimento sarebbe teoricamente paragonabile a quello di 7.838 alberi sempreverdi o 15.719 alberi decidui all’anno*. Il progetto ha preso il via nel 2020 con una prima sperimentazione presso l’Istituto Gonzaga di Milano, dove sono stati trattati 24.000 m² di superfici di tutti i locali, incluse mense e palestra. In Lombardia, gli interventi hanno successivamente coinvolto anche le aule di molte altre strutture scolastiche dell’area milanese-lombarda come l’Istituto Cavalleri di Parabiago, l’Istituto Spiga e l’Istituto Cavalieri di Milano, l’Istituto M. Bellisario di Inzago, l’Istituto Leone Dehon di Monza e l’Istituto Montessori di Varese. Fuori dalla regione, sono già stati realizzati interventi presso la Scuola G. Falcone di Santena e la Scuola R. Clara di Pancalieri, in provincia di Torino, le scuole comunali di Verrone, nel Biellese, l’Istituto Spinelli di Scandicci, in provincia di Firenze, e l’Università Telematica Unitelma Sapienza di Roma.

Ecco, infine, i cinque consigli degli esperti di REair per migliorare la qualità dell’aria indoor nelle scuole e tutelare più in generale la salute degli studenti, degli insegnanti e del personale scolastico.

  1. Arieggiare gli ambienti con regolarità. Aprire le finestre durante le pause e tra una lezione e l’altra favorisce il ricambio d’aria, soprattutto nelle aule a ventilazione naturale, dove i livelli di CO₂ superano spesso le soglie di riferimento.
  2. Investire su interventi di manutenzione continua dei sistemi di ventilazione meccanica. Filtri e condotti non controllati con regolarità perdono efficacia: una manutenzione costante garantisce un ricambio d’aria effettivo, in linea con i requisiti della norma UNI 12016:2026.
  3. Monitorare in continuo la qualità dell’aria nelle aule e negli altri ambienti di maggiore frequentazione, ad esempio mense scolastiche e palestre.
  4. Eseguire controlli periodici tramite bioluminometro per valutare le cariche di microorganismi presenti sulle pareti.
  5. Formare ed informare alunni, studenti e genitori sul possibile miglioramento della qualità dell’aria attraverso una consapevole gestione degli spazi, trattati con prodotti REair.

*I calcoli di abbattimento sono stati eseguiti sulla base di test eseguiti dall’Università di Torino. I valori di equivalenza si basano sulle direttive UE sulle emissioni di inquinanti degli autoveicoli e sui dati ACI (percorrenza media annua in ambito urbano: 12.000 km/anno), mentre quelli sugli alberi su rapporti e pubblicazioni dell’USDA Forest Service (UFORE, D.J. Nowak, 2000).