Cappadocia

La Cappadocia entra nella Guida MICHELIN 2025: la cucina anatolica conquista una nuova geografia del gusto

Con l’edizione 2025 della Guida MICHELIN, la Cappadocia entra ufficialmente nel racconto internazionale dell’alta gastronomia. Dopo Istanbul, İzmir e Muğla, la celebre regione dell’Anatolia centrale diventa una nuova destinazione gastronomica riconosciuta, portando sotto i riflettori una cucina profondamente radicata nel territorio e oggi capace di dialogare con i linguaggi della contemporaneità. Un ingresso che va oltre la semplice selezione di ristoranti. Quello della Cappadocia è il riconoscimento di un sistema culturale e agricolo complesso, costruito nei secoli su un equilibrio tra paesaggio, risorse naturali e saperi tramandati. Un territorio scolpito dal tempo e dalla roccia vulcanica che oggi si racconta anche a tavola, attraverso una proposta gastronomica coerente, identitaria e sorprendentemente moderna.

Famosa nel mondo per i camini delle fate, le città sotterranee e i voli in mongolfiera all’alba, la Cappadocia rivela nella selezione MICHELIN un altro volto: quello di una terra agricola fertile, segnata da vigneti storici, orti familiari e tecniche di cottura antiche come il tandır e il forno a legna.
I 18 ristoranti selezionati restituiscono una cucina che nasce dalla terra e segue il ritmo delle stagioni.
Verdure locali, legumi, cereali, carni cotte lentamente, frutta secca e spezie delicate compongono piatti che parlano di una tradizione contadina raffinata, oggi reinterpretata con sensibilità contemporanea e crescente attenzione alla sostenibilità. Nei menu compaiono stufati addolciti dalla frutta, paste fatte a mano come l’erişte servita con semi di zucca, e preparazioni che anticipano di fatto il concetto di “farm-to-table”, da sempre parte della quotidianità locale.

I piatti simbolo: tra ritualità e memoria

Tra le preparazioni più emblematiche spicca il testi kebabı, probabilmente il piatto-simbolo di un viaggio gastronomico in Cappadocia. Preparato in vasi di terracotta prodotti ad Avanos e cotto lentamente nel forno tandır, viene servito rompendo il recipiente davanti agli ospiti: un gesto rituale che unisce cucina e spettacolo, memoria e condivisione.     
Accanto a questo, ricette come il kayısı yahnisi (stufato di carne e albicocche secche), le mele cotogne ripiene con carne e frutta secca, o l’ağpakla – stufato di fagioli bianchi e carne cotto in terracotta – raccontano una cucina domestica profonda, oggi riscoperta e valorizzata anche dall’alta ristorazione.I dolci chiudono il percorso con preparazioni legate alle festività e alla tradizione: fichi cotti nel burro, dessert di zucca, halva rustiche come il dolaz e il baklava “Damat” di Ürgüp, riservato alle grandi occasioni.

Vini, formaggi e identità agricola

Il suolo vulcanico, l’altitudine e le forti escursioni termiche rendono la Cappadocia un territorio storicamente vocato alla viticoltura.

I vini della regione nascono da vitigni autoctoni come Boğazkere, Narince ed Emir – quest’ultimo considerato l’uva simbolo della Cappadocia – e trovano oggi spazio crescente nelle carte dei ristoranti selezionati. Fresco, minerale e naturalmente acido, l’Emir accompagna con equilibrio la cucina locale.
Anche la tradizione casearia contribuisce a definire l’identità del territorio: dal Niğde Mavisi al celebre Divle Obruk, stagionato in grotte naturali, i formaggi diventano ingredienti narrativi, capaci di collegare passato e presente.

Dalla tradizione alla stella MICHELIN

Nel quartiere storico di Kayakapı, sito Patrimonio Mondiale UNESCO, Revithia rappresenta la punta più avanzata di questo percorso. L’unica stella MICHELIN della regione racconta una Cappadocia elegante e contemporanea, dove ingredienti locali e ricette anatoliche quasi dimenticate vengono reinterpretate con tecnica, leggerezza e precisione. Il menu stagionale riflette una cucina in movimento, capace di sorprendere senza tradire le proprie radici.

I Bib Gourmand: la Cappadocia quotidiana

Accanto alla stella, i Bib Gourmand restituiscono il volto più autentico e conviviale della regione. Case di famiglia trasformate in ristoranti, orti domestici, forni a legna e menu unici scandiscono un racconto gastronomico fatto di gesti antichi e ospitalità. 
Dalle cucine domestiche di Babayan Evi al progetto culturale di Tabal Gastronomi Evi, fino alle suggestioni ittite di Happena e alla dimensione familiare di Aravan Evi, la selezione MICHELIN restituisce una Cappadocia plurale, accessibile e profondamente identitaria.

 

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